ENERGIA E CAMBIAMENTO

Il nostro denominatore comune è il cambiamento, ma è proprio vero in tutti i casi? Ieri non avevo paura dell’acqua alta, oggi muoio di paura quando mi accorgo di non riuscire a toccare il terreno con i piedi. È possibile? Sì, perché l’informazione è cambiata. Come elaboriamo l’informazione è un altro processo. Tu sei il risultato delle informazioni riguardanti la tua vita, le tue relazioni, il tuo rapporto con il denaro, la malattia e via dicendo. Sono tutte informazioni e la massa di queste informazioni è contenuta nel modello.

Accendo un fiammifero e lo metto sotto lo stoppino di una candela. In questo modo cambio informazione agli atomi di questa candela. Cambiando informazione, la candela muta forma (la cera intorno allo stoppino si scioglie, la candela stessa si consuma) e cambia funzionamento. Di fatto, posso cambiare l’informazione di questa candela ed ecco che essa fa qualcosa di diverso. Perché un fiammifero permette un cambio d’informazione? Che cosa ho fatto? Ho agito sugli atomi, sulla struttura atomica della candela, aggiungendo energia. Se si aggiunge energia a qualunque sistema, esso cambia. Se si sottrae energia, cambia lo stesso.

Possiamo dire, quindi, che ogni istante siamo immersi in un campo energetico, nel quale scambiamo energia. Quell’energia è un’informazione che riceviamo, è un atto di elaborazione, che cambia il sistema stesso. Dirò di più: mentre tu stai guardando questo video, a prescindere che sia d’accordo o meno con le mie riflessioni concettuali, tu mi dai energia, anche se ti trovi in Australia. Se, respirando, incameri ossigeno, cosa ricevi? Energia. Se invece di dirli qui, ripetessi questi concetti a un’aula gremita che mi osserva, che cosa riceverei? Energia. Io parlo all’aula, guardo i miei ascoltatori e cedo loro energia, ma ne acquisto pure da parte loro. Il concetto è che l’energia dell’universo è sempre quella. C’è uno scambio, non un aumento o un calo di energia. A livello macroscopico è questo il problema: come è possibile isolare un sistema al fine di non far cedere e aumentare l’energia? È impossibile e non solo a livello macroscopico. In questo momento, mentre elaboro questi concetti, queste informazioni, sto cedendo energia. È energia, posso dire, messa in frigo perché nel momento in cui tu stai ascoltando queste informazioni che tu lo voglia o no, qualcosa della tua realtà sta cambiando. Non c’è un solo istante in cui il cervello non processa, non elabori informazioni e le sistemi in maniera diversa. Di conseguenza, sei diverso ogni istante.

Mi domando: se sei diverso ogni istante che passa, perché pensi che la tua vita sia un continuum lineare, come la notte segue il giorno? Perché non tutte le informazioni sono rielaborate in maniera completa. La ragione è che esistono filtri in grado di consentire o impedire alle informazioni di entrare e di stabilire come saranno rielaborate, ma, di fatto, ciascuno di noi è in grado di cambiare perché siamo sistemi aperti. Se fossimo sistemi chiusi, isolati, non potremmo cambiare. Tuttavia, un sistema aperto può cambiare nella misura in cui è aperto. Una persona aperta e disponibile è in grado di cambiare molto di più e più rapidamente di una persona chiusa. Se ho un carattere introverso, ho bisogno di maggiore energia rispetto a un altro per abbattere le barriere che mi sono costruito. Tanto per capirci: se devo attraversare una parete giapponese, mi occorrerà molta meno energia che se dovessi abbattere un muro di cemento.  Tuttavia, per quanto chiuso, nessun sistema è isolato, quindi un effetto deve pur sempre esserci.

Il cervello vive come un recluso in una scatola. Per scoprire ciò che c’è fuori – dentro e fuori sono in ogni caso termini sbagliati in un sistema olistico – il cervello ha bisogno degli organi di senso e quindi di un modello. Senza un modello il cervello non può accedere al mondo esterno e neppure potrebbe sopravvivere se non come un vegetale. Qualsiasi correlazione con il mondo esterno deve essere modulata e filtrata dal modello. Le istruzioni determinate dal modello sono il suo limite, ma anche il suo vantaggio. Il modello è un limite, giacché non potrà mai rappresentare l’intera realtà, nel senso che può farcene vedere soltanto una porzione. Spesso, quando si parla, si fa riferimento a una frazione dell’intero, ma poi si finisce per scambiare quella porzione per l’intero, quindi, per scambiare il proprio modello per la realtà. Tuttavia, se riconosco che il mio modello è relativo soltanto a una porzione di realtà e quindi ne accetto la relatività, ciò mi consente di mettermi nelle condizioni di cambiare. Se il modello, il mio sistema operativo, al contrario s’irrigidisce e innalza le sue difese, cambiare prospettiva diventa più difficile. Se i programmi del mio modello mi danno l’impressione di essere aperti e malleabili, posso avere problemi ma anche soluzioni, ma se il mio sistema operativo è rigido, chiuso, significa che la mia realtà è limitata al mio modello senza alcuno sbocco esterno. Se sto male, il problema dove sta? Nel modello. Se sto bene? Nel modello. Ciò vuol dire che nel modello sono previsti sia gli svantaggi sia i vantaggi. Se voglio cambiare i miei svantaggi in vantaggi, devo ovviamente cambiare modello o includere altre prospettive. Sembra naturale farlo, ma non è così perché esistono le resistenze interne. Il modello dipende dalle informazioni dirette e indirette che possediamo. Il nostro limite è che qualunque pensiero siamo in grado di esprimere è sempre… espressione del modello. Se uso il modello per cambiare modello, dove sta la soluzione? Uso il medesimo modello che ha creato quel problema. Allora com’è possibile uscire dall’impasse? Lo scopriremo presto.