IL CERVELLO DEL CUORE

Il cuore inizia a battere prima che il cervello sia formato. Vorrà dire qualcosa, no? Mi domando: il cuore è un organo indipendente dal cervello? In questi ultimi anni si sono moltiplicati gli studi sul modo in cui circola l’informazione tra il cuore e il cervello.

Abbiamo sempre pensato che tutto provenisse dal cervello. Nessuno avrebbe mai creduto che ci potesse essere una comunicazione di senso opposto, ossia dal cuore verso il cervello. Il fatto che questo circuito esiste davvero, fa ritenere che possa esserci un modo nuovo di elaborare l’informazione. Infatti, sono stati scoperti ben 4 tipi di connessione che partono dal cuore e vanno verso il cervello:

  • Una connessione di tipo neurologico, che avviene attraverso la trasmissione di impulsi nervosi;
  • Una connessione di tipo biochimico, che avviene attraverso gli ormoni e i neurotrasmettitori;
  • Una connessione di tipo biofisico, che avviene attraverso onde pressorie;
  • Una connessione di tipo energetico, che avviene attraverso interazioni elettromagnetiche.

È stato dimostrato che attraverso questi diversi tipi di connessione, il cuore esercita un’influenza significativa sulle funzioni del cervello e di tutto il corpo fisico.

La neurocadiologia ha dimostrato da almeno una trentina d’anni che questo “cervello del cuore”, sofisticato sistema di cellule nervose, è in grado di registrare direttamente le informazioni che provengono dal sistema ormonale e da altri sistemi e di tradurle in impulsi nervosi, elaborando così direttamente l’informazione che riceve. Dopo di ché l’informazione circola in direzione del cervello lungo il circuito nervoso che utilizza il nervo vago e i nervi posti lungo la colonna vertebrale. L’informazione poi raggiunge il sistema limbico per arrivare infine alla corteccia cerebrale dove hanno sede i centri di percezione superiore.  Il cervello, senza dubbio, riceve una quantità enorme d’informazioni provenienti da tutti gli organi, ma, è questo l’aspetto più sintomatico, riceve dal cuore più informazioni di quante a sua volta gliene invii. Grazie a questo inaspettato percorso, il cuore può influenzare il cervello e di conseguenza il nostro stesso modo di pensare, di vedere le cose, la nostra percezione della realtà, quindi le nostre reazioni di fronte alla realtà, in particolare le nostre reazioni emozionali. In particolare, gli ultimi studi hanno messo in evidenza che il cuore a produrre l’ANF, un ormone in grado di assicurare l’omeostasi, lo stato di equilibrio. Uno dei suoi effetti è quello di inibire la produzione di ormoni dello stress, tipo cortisolo – non dimentichiamo che stress e paura sono meccanismi primitivi fondamentali del cervello limbico – il che costituisce una chiave essenziale per far fronte al crescente stress del nostro mondo moderno. Il cuore produce la propria adrenalina quando ne ha il bisogno e soprattutto l’ossitocitina, l’ormone dell’amore, che viene liberata in grande quantità  dal cuore stesso quando una persona prova amore per qualcuno, una madre per il proprio figlio,  o nel caso di due innamorati.

Il cuore possiede un campo elettromagnetico cinquemila volte più potente di quello del cervello. Questa energia elettrica pervade tutte le cellule del corpo fisico, creando un legame particolare tra esse. E’ dimostrato che questo campo reagisce agli stati emozionali: per esempio, quando siamo turbati per paura, stress, frustrazione, il campo diventa caotico, disordinato. Quando invece si provano emozioni positive come gratitudine, compassione, perdono, il campo assume un aspetto molto più armonico. Da notare poi che il campo elettromagnetico del cuore si estende tutt’intorno al corpo fino a una distanza di 2/4 metri e che l’informazione energetica contenuta nel cuore viene ricevuta da tutte le persone che ci circondano.

Pensieri ed emozioni

Christian Huygens – siamo nel XVII secolo – era un gran collezionista di orologi a pendolo. “Grazie!” mi dirai. “Li aveva inventati lui!”. Vero. Un giorno si accorse che i bilancieri dei suoi orologi oscillavano tutti insieme alla stessa maniera. Incuriosito dal fenomeno, modificò la posizione dei bilancieri in modo che l’oscillazione di ogni pendolo fosse diversa l’una dall’altra, ma non trascorse molto tempo che si accorse con un certo stupore che i bilancieri oscillavano di nuovo tutti insieme alla stessa maniera. Non c’è da meravigliarsi: è un fenomeno comune a tutti i sistemi oscillatori, sia viventi che meccanici,  che risponde al principio di sincronicità per risonanza. Una delle conseguenze più indicative è un altro principio che recita: in ogni sistema oscillatorio, sia materiale che biologico, il sistema funziona al massimo delle sue capacità e con il minimo dispendio di energia quando tutte le sue parti sono sincrone.  Questo stato di coerenza perfetta tra di esse fa sì che il sistema dia il massimo rendimento.

Ebbene, il cuore è, fra tutti gli elementi del corpo, l’oscillatore biologico più potente. Ciò vuol dire che quando il cuore è in grado d’imporre il suo ritmo, tutti gli altri sistemi oscillatori del corpo, a tutti i livelli – fisico, emozionale e mentale – sono automaticamente armonizzati fra loro dal ritmo principale. Vengono allora ottimizzate tutte le loro funzioni specifiche. Il che significa: corpo in perfetta salute, emozioni stabili, apertura mentale con libero accesso alla genialità.

Tutto questo comporta un cambio radicale di prospettiva: non è il cervello a generare la coscienza,  ma è il livello di coscienza a determinare quali parti del cervello vengono usate:

  • A livello evolutivo primitivo: utilizzo maggiormente il cervello limbico;
  • A livello evolutivo più avanzato: utilizzo i lobi frontali.

A questo punto si pone una domanda cruciale: l’uso del cervello del cuore corrisponderebbe a un livello evolutivo ancora più avanzato? 

Il circuito del cervello emozionale, ormai lo sappiamo bene, è del tutto automatico. È un sistema cablato di protezione che emerge, disattivando il cervello cognitivo, nel momento del pericolo. Non alcuna coscienza di sé. Lo sviluppo della neocorteccia ha permesso all’essere umano di mettere in atto pensiero e libero arbitrio. Qui il livello di coscienza ha un posto di rilievo, ma non è ancora determinante, risente ancora dei condizionamenti. Il cervello del cuore quale posto occupa nello sviluppo dei livelli di coscienza, soprattutto in quella che è la manifestazione materiale dello stato di coscienza? Ancor meglio: quale livello di coscienza, in ultima analisi, è in grado di indurre lo stato di coerenza, di dare sostanziale equilibrio al corpo/mente dell’individuo?

C’è una costante interazione tra il cuore e il cervello limbico tramite il sistema nervoso autonomo, composto da due circuiti nervosi che, partendo dal sistema limbico, influenzano tutti gli organi del corpo. Il primo è formato dal sistema nervoso simpatico. Produce adrenalina e noradrenalina, due ormoni dello stress che regolano le reazioni primitive di “lotta o fuga”. In situazioni come queste, l’organismo entra in fase di accelerazione. Il secondo circuito, il parasimpatico, libera al contrario un neurotrasmettitore che calma e acquieta e in questo caso, l’organismo è in frenata. In dipendenza dell’alto livello di coscienza raggiunto dall’individuo, il cuore stesso è in grado di gestire la situazione, stabilendo se è il caso di accelerare o frenare. Questo processo di accelerazione o di frenata è comune a tutti i mammiferi, con una differenza: una zebra che bruca tranquilla nella savana rimane comunque vigile per cogliere qualunque attacco di un predatore. Una volta che il pericolo è passato, la zebra torna a brucare rilassata, senza sovraccaricare il sistema con uno stress inutile. La situazione è diversa per gli esseri umani, perché abbiamo un cervello emozionale e mentale più sviluppato, che conserva in memoria gli eventi, con la conseguenza che non riusciamo più a rilassarci dopo momenti di particolare tensione. Lo stress prende il sopravvento e rimane attivo in modo quasi permanente. Pensa al mondo di oggi dominato dalla competitività, dalla sete di potere e di possesso, dall’insicurezza, dallo stress, tutte sollecitazioni continue del sistema nervoso simpatico che rimane in costante accelerazione senza un attimo di riposo. Ancora non abbiamo capito come difenderci da queste continue aggressioni. Il cervello cognitivo non è in grado di aiutarci. Potrebbe farlo il cervello del cuore, ma dovremmo far compiere un piccolo salto evolutivo alla nostra coscienza, ma non abbiamo ancora imparato a farlo.

Il cuore ha un certo numero di battiti al minuto: è quello che chiamiamo il “polso”, che, per quanto in una persona in buona salute sia compreso fra i 60 e i 70 battiti al minuto, è in costante variazione: È un bene che presenti queste variazioni: sono l’espressione dell’acceleratore e del freno del sistema simpatico e parasimpatico, e rappresentano l’adattamento all’ambiente, istante per istante, da parte di tutto l’organismo sul piano fisico, emozionale, mentale. Esse traducono in particolare la nostra capacità di ritrovare la calma dopo uno stress o molto semplicemente di restare calmi e sereni in ogni circostanza. Ora proprio dall’osservazione della variabilità della frequenza cardiaca comprendiamo il linguaggio del cuore. Infatti, l’esame dei tracciati che presentano questa variabilità, mostrano due forme nettamente diverse:

  • Un tracciato armonioso con onde ampie e regolari, forma che compare quando la persona sperimenta emozioni e pensieri elevati, generosi, positivi;
  • Un grafico disordinato con onde incoerenti, quando la stessa persona sperimenta emozioni o pensieri negativi come la paura, la rabbia, lo stato di stress.

Questi esperimenti hanno portato alla conclusione che la variabilità della frequenza cardiaca è in stretta relazione con la qualità dei pensieri e delle emozioni ed è il più attendibile testimone dello stato interiore nel quale ci troviamo. Non solo. Mettendo a confronto i tracciati della variabilità della frequenza cardiaca e quelli corrispondenti delle onde cerebrali, si è scoperto:

  • quando una persona nutre pensieri ed emozioni positivi, non solo il tracciato della VFC è armonioso, ma che le stesse onde cerebrali si sincronizzano sulle variazioni del ritmo cardiaco. I due oscillatori entrano naturalmente in uno stato di sincronicità. In questo stato di coerenza è il cuore che trascina la testa.
  • In un secondo caso, quando la persona vive emozioni e pensieri negativi, non soltanto il tracciato cardiaco diventa disarmonico e incoerente, ma le stesse onde cerebrali non hanno alcun rapporto con il ritmo cardiaco. È il disordine.

Possiamo allora concludere che quando l’oscillatore principale diventa in grado d’imporre il suo ritmo, tutto il sistema funziona in modo armonico ed efficiente. Se lo stato di coerenza s’instaura quando nutriamo emozioni e pensieri positivi, questa evidentemente è la volontà del cuore.

Al contrario, quando prendono il sopravvento le emozioni e i pensieri negativi, paura, stress, insicurezza, frustrazione, depressione, ciò vuol dire che sono i circuiti limbici a essere in azione e il cervello del cuore non può più imporre il suo ritmo, c’è disarmonia tra i due oscillatori con la conseguenza di un malessere generale dell’organismo.