IL MIRACOLO

2016

Una domenica di ottobre. Durante le celebrazioni della Madonna di Medjugorjie, una giovane donna coreana si alza da sola dalla sedia a rotelle e inizia a lodare il Signore, saltando e cantando mentre tutti i presenti, intorno a lei piangono di emozione ringraziando la Madonna. Anche Lourdes è considerata un luogo sacro della cristianità. Dal 1848, anno in cui la Madonna apparve a Bernadette Soubirous, sono stati una settantina i miracolati riconosciuti dalla Chiesa, persone ormai condannate dalla medicina sono tornate alla vita completamente guarite. Mi chiedo: sono migliaia i pellegrini che frequentano i santuari soprattutto per ottenere la remissione delle proprie malattie, perché soltanto alcuni ottengono il miracolo? Altro elemento da prendere in considerazione: non soltanto nei luoghi sacri alla cristianità avvengono i miracoli, anche in altri posti considerati sacri da altre religioni come Amarnath nel Kashmir, Shikoku in Giappone, la moschea sciita Jamkaran in Iran. Che cosa li rende tanto carichi di energia da essere d’ausilio per collassare quell’onda di possibilità che conduce alla guarigione? Carmen Di Muro, psicologa clinica e ipnoterapeuta, suggerisce in uno straordinario articolo di Scienza e Conoscenza, che vi consiglio di leggere nella sua completezza che proprio questi luoghi affollati da una moltitudine di pellegrini manifestano un’energia del tutto particolare, in grado di avere un’influenza di campo capace di esercitare effetti di guarigione profonda sulla componente corporea, mentale e spirituale dei fedeli. Reliquie di santi, apparizioni, fonti d’acqua benedetta e preghiere recitate con ardore collettivo infiammano la fede del devoto e diventano la chiave capace di far urlare al miracolo

Ma cosa accade in questi luoghi così singolari, si chiede Carmen di Muro? E qual è la ragione per la quale la preghiera produce effetti tanto prodigiosi? Fino a qualche decennio fa, questi interrogativi trovavano un’eco soltanto nell’ambito di una riflessione teologica. Oggi, invece, la scienza di frontiera e la saggezza spirituale si stanno riconciliando. Oggi vediamo l’intero Universo come un campo unificato  e informato, interconnesso al di là della materia, dello spazio e del tempo che informa il presente con il passato e prepara il terreno per il futuro. Esso rappresenta il livello d’informazione fondamentale della realtà, in cui sono contenute tutte le possibilità di manifestazione e da cui prendono origine tutti i fenomeni secondo un livello crescente di complessità, le cui relazioni non sono né lineari, né casuali, ma sincroniche. La nostra coscienza, quella con la quale siamo abituati a convivere ogni giorno, è soltanto uno degli stati ordinari di coscienza. C’è uno stato non ordinario nel quale ci interfacciamo con una Coscienza superiore, cosmica, non locale, il cui campo d’azione non va concepito entro i confini del nostro stesso corpo fisico ma, al contrario, esteso all’infinito.

Benché attualmente esista una vasta mole di evidenze, scrive Carmen Di Muro, ciò che al momento appare poco chiaro è come noi esseri umani possiamo avere accesso a questo potenziale di informazioni altamente coerenti che fa sì che l’energia prodotta subisca un’accensione improvvisa su un livello superiore, capace di rimettere in asse le frequenze basse e incoerenti, tipiche della malattia, nell’istante in cui si riallinea al campo unificato d’informazione. Ed è qui che la pratica religiosa si fa potenza, in quanto diviene strumento alla portata di tutti, che consente di aprire un varco di creazione nel magico campo dei miracoli in cui tutto può accadere. La preghiera unita alla fede che fa da catalizzatore è in grado di andare ad attingere all’energia del subatomico, che attiva possibilità di creazione mobilitando possenti energie. Non a caso Alexis Carrel, chirurgo francese (premio Nobel per la medicina del 1912) definì la preghiera come la più potente forma di energia esistente. Lo è ancora di più quando essa è mossa dalla fiducia incondizionata trasmessa dalla fede.  Tuttavia, non basta pregare meccanicamente per sortire gli effetti desiderati. Le formule prestabilite, dichiara giustamente Carmen Di Muro, possono avere valore se le facciamo nostre, se le sentiamo intimamente e le viviamo. Senza la partecipazione del cuore non si ha preghiera, ma soltanto parole prive d’intenzione, poiché le labbra si muovono, ma lo spirito è lontano. E’ l’anima che prega non il corpo. L’intelletto riscaldato dal sentire positivo del cuore è ciò che permette alla preghiera di vivificarsi e di sortire i suoi effetti prodigiosi. Non è male rammentare le parole del Vangelo. Gesù stesso dice: “Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà” . Siamo in piena quantistica, non vi pare?