IL VIAGGIO

Il pensiero quantico.

La fisica quantistica ci dice che la materia ha una duplice natura, ondulatoria, come onda di possibilità, corpuscolare come particella materiale. Da ciò possiamo arguire che tutto ciò che ci circonda esiste come possibilità, possibilità per chi? Per la nostra coscienza che collassa una delle possibilità in evento materiale. Naturalmente qualcuno dirà che non esiste nessuna coscienza, ma il collasso avviene perché c’è un rilevatore, un misuratore; che ciò che definiamo coscienza è soltanto un effetto secondario dell’apparato materiale che chiamiamo cervello, il quale risponde soltanto a interazioni meccaniche. Questo qualcuno ti schernirà se dovessi far notare che dietro qualunque congegno di rilevazione c’è il focus mentale del ricercatore, un qualcosa di non misurabile con la metodologia scientifica, ma che esiste. Lo sa anche lui, ma siccome viene considerato un parametro nascosto del quale non si può ricavare quanto è lungo o largo o quanto pesa, secondo il paradigma scientifico di ciò che è autentico e di ciò che non lo è, è preferibile non considerarlo. Il problema sta qui. Finché qualcuno non proporrà un nuovo metodo matematico che possa applicarsi al 96 per cento della realtà invisibile, la scienza preferisce dedicarsi a quel 4 per cento di realtà conosciuta per manipolarla e renderla applicabile per il progresso tecnologico. L’industria paga la ricerca per queste finalità, non per altro. Se la scienza non aiuta, l’approccio alla meccanica quantistica non può essere che filosofico, psicologico e financo spirituale. La domanda è: la mente è o no un oggetto quantistico? La risposta è affermativa se prendiamo come punto di riferimento ai pensieri. David Bhom, grande fisico quantistico del secolo scorso, applicò il principio d’indeterminazione al pensiero. Per chi non lo ricordasse, secondo tale principio di Heisenberg, è possibile misurare o la posizione o la quantità di moto di una particella con la massima precisione, ma non entrambe. L’esempio di Bohm può essere adottato proprio per il movimento dei pensieri: per il pensiero, è possibile determinare o il contenuto o la direzione, ovvero la qualità o le associazioni: concentrarsi su un aspetto e non sull’altro influisce inevitabilmente sulla determinazione dell’altro. Provare per credere. Se ti concentri sulla qualità, per esempio ripeti senza pause uno stesso pensiero come fosse un mantra, perdi di vista la direzione verso la quale il tuo pensiero era diretto. Se invece procedi per libere associazioni, dopo un po’ non sarai più in grado di ricordare i contenuti del tuo pensiero iniziale. Di conseguenza, i pensieri, le qualità e le associazioni sono variabili complementari che rispettano il principio d’indeterminazione, quindi presuppongono una dinamica quantistica all’origine del pensiero. Altra domanda è: perché il mondo fisico è percepito come esterno e il mondo mentale come interno? Non esiste differenza più rilevante di questa, tra il mentale e il fisico. Proviamo a rispondere sulla base della natura quantica della mente.

Cartesio aveva distinto il corpo fisico in res extensa ovvero in qualcosa che ha estensione e quindi è divisibile. Goswami, un altro fisico quantistico, afferma che il mondo fisico è caratterizzato dalla divisione tra micro e macro, con quest’ultimo che è un agglomerato del primo. Non abbiamo un accesso diretto e consapevole al micro: gli oggetti sono onde di possibilità, stimoli elettrici che, al momento del collasso, vengono interpretati dal cervello come specifici oggetti convenzionali, una sedia, un tavolo, un palazzo, un albero, una nuvola, una montagna ecc. Il risultato è che gli oggetti fisici sono percepiti come parti di una realtà condivisa, concepita come esterna. La mente, invece, res cogitans, è priva di estensione ed è tutt’altra cosa. E’ un mezzo infinito, in cui possono manifestarsi le onde, e i pensieri sono simili a onde. Tuttavia, nel mondo mentale non esiste alcuna distinzione tra micro e macro. Noi siamo consapevoli dei nostri pensieri senza aver bisogno dell’intermediazione di strumenti o apparecchi d’ingrandimento. C’è però una discrepanza: in primo luogo l’esperienza del pensare influisce sul mondo mentale a causa del principio d’indeterminazione, cosicché per un’altra persona è impossibile di norma farne esperienza allo stesso identico modo. I pensieri sono privati, quindi ne facciamo esperienza consapevole solo interiormente. Mente e corpo sono possibilità quantistiche della coscienza. Secondo Goswami la mente può esistere indipendentemente dal cervello, ma i suoi movimenti possono essere registrati e percepiti dalla coscienza solo in correlazione a un cervello fisico. Altre prove a sostegno della natura quantica del pensiero emergono dalla telepatia quando due pensieri quasi identici vengono simultaneamente collassati in due soggetti spazialmente separati, senza che fra di loro vi sia nessuna connessione locale. Ne abbiamo già parlato in un altro video.