LA COSCIENZA COSMICA

La realtà non è fatta di oggetti, cose definite, ma di possibilità. Questo ci dice la fisica quantistica. È un oceano infinito di onde di possibilità in attesa di un osservatore che scelga tra tutte queste possibilità e ne collassi una per trasformarla in evento materiale. Chi è che sceglie una di queste possibilità? Chi è l’osservatore? La risposta è: la coscienza. È qui che la mia visione filosofica va a collidere con il paradigma scientifico materialista, secondo il quale tutto è materia, pensieri ed emozioni compresi, anche la coscienza, considerata un sottoprodotto del cervello.  Ridurre le nostre esperienze interiori al moto degli atomi e delle molecole è il programma del riduzionismo scientifico che non si spinge mai abbastanza in là tanto da spiegare tutti i fenomeni interiori. Eppure le differenze sono palesi: esistono oggetti, corpi grossolani condivisibili da tutti, e ci sono esperienze interiori come i pensieri non altrettanto condivisibili. Ti guardo ma non riesco a capire a che cosa stai pensando. Non sono in grado di condividere i tuoi pensieri, come tu non riesci a fare con i miei. Nella sua essenza la quantistica è la fisica delle possibilità. Qualunque oggetto è fatto di possibilità. Possibilità per chi? Per la coscienza che sceglie tra varie possibilità. Quando la coscienza non sceglie, dice Amit Goswami professore di fisica teoretica dell’Università dell’Oregon, gli oggetti quantistici si comportano come onde di probabilità che si propagano come le altre onde ordinarie. Ogni volta che la coscienza osserva, le onde collassano e diventano oggetti dell’esperienza cosciente. Tutto ciò che sperimentiamo subisce questo processo e ciò non vale soltanto per gli oggetti materiali, vale anche per i pensieri, i sentimenti, le intuizioni. La coscienza non è materiale. Il cervello non crea la coscienza perché essa non è un fenomeno cerebrale.

Mi spiego: in fisica quantistica abbiamo delle possibilità, di conseguenza possiamo dire che abbiamo possibili particelle elementari che creano possibili atomi, che compongono possibili molecole, che a loro volta, creano possibili reti neurali che formano un possibile cervello che ci dà una possibile coscienza. Può allora una possibile coscienza convertire possibilità di particelle elementari in eventi concreti? Puoi pensare a una possibile BMW e trovarla nel tuo garage? Possibilità unite ad altre possibilità possono fornirci soltanto altre possibilità, mai fatti concreti. Chiediamoci in che modo la coscienza interagisce con la materia. In fondo sono due cose diverse e due cose che non hanno niente in comune non possono interagire, nel senso che non possono comunicare e per farlo hanno bisogno di un mediatore. E allora? Materialismo e dualismo non sono la soluzione. Dobbiamo ritenere la coscienza, non la materia, come fondamento dell’esistenza. E’ un cambio radicale di paradigma. E se pensiamo che la materia sia fatta di possibilità di coscienza, allora dobbiamo ritenere che non sia il cervello a creare la coscienza, bensì che sia la coscienza stessa a creare il cervello. E’ evidente allora come in questo modo possa comprendersi che la scelta di coscienza non è più un atto dualistico di coscienza e materia. Il dualismo scompare perché la coscienza nell’interagire con il campo quantico sta scegliendo una sola possibilità che di per sé è la propria possibilità. Vorrei farvi notare, dice Amit Goswami, che quando vi spostate da un significato all’altro dell’immagine che state vedendo non state modificando in qualche modo la visione d’insieme. State solo scegliendo di vedere una cosa o l’altra. State riconoscendo, grazie a un lieve spostamento di prospettiva un aspetto dall’altro.

Gli aspetti materiali sono delle possibilità. Che cosa dobbiamo fare allora per manifestare quelle possibilità? La coscienza è sottile. Quella di cui facciamo esperienza durante lo stato di veglia non è la nostra coscienza immediata, perché quella con la quale siamo abituati a dialogare si chiama Ego. Ora, abbiamo detto che scegliere dalle infinite possibilità del campo quantico significa trasformare una possibilità in fatto concreto. Detto così sembra che ciascuno di noi non debba fare altro che focalizzare la propria intenzione. Dov’è l’errore di valutazione in questo modo di ragionare? Semplicemente perché usiamo l’intenzione nel nostro stato di coscienza ordinario e qui sta la trappola giacché non è il nostro Ego che compie le scelte o almeno le sue scelte sono molto limitate, del genere un cono gelato al cioccolato o un cono gelato alla crema? Un po’ poco, non vi sembra? In altre parole, non possiamo scegliere cambiamenti radicali, ma solo cose che abbiamo già sperimentato nel passato. Qualunque altra possibilità collassata in evento concreto nella nostra vita è qualcosa di molto più sottile perché può avvenire soltanto a un livello molto più sottile della nostra coscienza. Qualunque scelta radicale non può avere altra origine che la coscienza non locale, quantistica, la parte divina di noi stessi secondo i mistici. Dietro il nostro io individuale c’è un Io cosmico, una coscienza cosmica, universale, interconnessa, perché è proprio questo che siamo realmente. Noi non scegliamo nella nostra individualità che chiamiamo Ego, ma dietro di noi c’è un’unità alla quale siamo tutti connessi. Per utilizzare con efficacia l’intenzione, dobbiamo entrare in uno stato di coscienza alterato, ottenibile con uno stato di rilassamento meditativo, e ci sono numerosi dati sperimentali che lo dimostrano. Vedi i test di Jacobo Grunberg in Messico, di Peter Fenwick a Londra, di Leona Standish a Seattle, di Michael Persinger in Canada, che testimoniano il trasferimento dell’attività elettrica da un cervello a un altro senza una connessione elettromagnetica, senza segnale. Come può avvenire? La risposta è una sola: tramite la non località quantistica, perché soltanto essa è in grado di collassare eventi simili in entrambi i cervelli. I cervelli stessi possono comunicare non localmente dimostrando che la coscienza è di fatto un fenomeno non locale. E’ la coscienza cosmica che sceglie dalle possibilità quantistiche producendo eventi concreti. Basterebbe solo questo per auspicare un cambio netto di paradigma, una scienza non materialista, fondata sulla coscienza.